Covid-19 e immunità di gregge:
l’intervista al nostro Direttore scientifico Angela Santoni

L’immunità di gregge si ottiene quando all’interno di una popolazione una persona infetta genera in media meno di un caso secondario, facendo dunque scendere l’indice R al di sotto di 1 in assenza di interventi. Oggi è più un miraggio che un reale obiettivo alla nostra portata.

“Parliamo quindi di una immunità rispetto a un agente infettivo, raggiunta da una parte significativa di una popolazione grazie alla vaccinazione o all’infezione naturale, e che quindi arresta la trasmissione del patogeno proteggendo chi non ha ancora avuto contatti con la malattia”

Così ha spiegato il nostro Direttore scientifico nonché Presidente della Società Italiana di Immunologia, Immunologia clinica e Allergologia e docente di Immunologia ed Immunopatologia alla Sapienza Università di Roma, Angela Santoni.

Il primo motivo per cui l’immunità di gruppo difficilmente verrà raggiunta sta non tanto o non solo nella variabilità dell’agente infettivo quanto dai fattori che rendono ciascuno di noi diverso dall’altro anche nello sviluppo della malattia.

Cosa accade a livello del sistema immunitario agli asintomatici o paucisintomatici? Se non si riesce a capire questo, non si riesce nemmeno a valutare la durata dell’immunità negli individui che hanno contratto l’infezione in modo blando.

I calcoli per l’immunità di gruppo, scrive per esempio Nature, considerano due fonti di immunità individuale: i vaccini e l’infezione naturale. E già qui compare il primo problema, giacché, gli studi condotti non sono comparativi e dunque non sappiamo se la memoria immunitaria data dal vaccino duri quanto quella data dalla malattia o viceversa. E soprattutto è probabile che la durata della memoria immunologica vari a seconda del tipo di vaccino.  Ad ogni modo, le persone infettate da Sars-Cov-2 sembrano sviluppare una certa immunità al virus. Ma non sappiamo ancora con certezza quanto a lungo duri questa protezione.

Aggiunge il Direttore Santoni:

“Da quello che sappiamo dagli studi sui Coronavirus analoghi, per esempio quello della Sars e quello della Mers, possiamo immaginare che l’immunità duri almeno qualche mese, diciamo fino a sei, e poi gradualmente la risposta anticorpale si vada affievolendo. Ma anche questo fattore è soggetto a una grande variabilità individuale”.

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